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(S)piazzare un edito(re)

28/02/2013 di NayaN

Che il desiderio principale dell’aspirante scrittore sia quello di pubblicare, non è certo una cosa che imparo oggi. Che la massima aspirazione dell’esordiente sia quella di vedere il proprio nome in copertina, nemmeno. Che quello dell’editoria sia un mondo di brutti, sporchi e cattivi mi era cosa ben nota. Che spesso si sia disposti a scendere a più di un compromesso pur di ottenere un contratto editoriale, è un dato di fatto.

Eppure, dopo tutti questi anni di bazzicamenti vari, dopo tre romanzi sulle spalle e innumerevoli contatti con innumerevoli editori, dopo averne viste davvero di molti colori – non di tutti, ma di molti di certo sì – devo dire che il mondo dell’editoria (e tutto ciò che attorno a esso gravita) riesce ancora a sorprendermi.

In questi giorni sono stata in contatto con un editore di opere erotiche, che dopo aver letto un paio di miei racconti, li ha definiti “privi di sesso”. D’oh! La prima cosa che mi sono chiesta è stata: “mica questo sarà il classico omuncolo che confonde l’erotismo con la penetrazione e i pompini?” Ebbene sì, ma il punto non è questo.
Premettendo che l’editore in questione si definisce editore di erotico e non di porno e poi pubblica roba dove ogni tre parole vengono ripetuti almeno dieci volte “sborra” “troia” “cagna” “sbattimi” “pompami” e altre amenità (mea culpa: di solito prima di mandare qualcosa agli editori compro almeno un loro testo per rendermi conto del livello delle cose che pubblicano, stavolta mi sono fidata di terzi e ho prima inviato il materiale, e solo dopo ho letto un loro romanzo) io mi chiedo: caro editore, perché vuoi convincermi a pubblicare i miei racconti con te se secondo te nei miei scritti non c’è abbastanza sesso?

E sì, perché dopo avermi detto che nei miei testi mancava il sesso, ha anche aggiunto che il problema era “di poco conto”, che era risolvibile e che mi avrebbe spiegato tutto per telefono, se gli avessi mandato il mio numero.

A parte che il mio numero di cellulare non lo darei nemmeno sotto tortura, ma ripeto: perché vuoi pubblicare la mia roba se ritieni manchi la componente fondamentale? Voglio dire, è come se mandassi un racconto per Urania e il signor Urania mi rispondesse “non si preoccupi signorina, manca la fantascienza ma mica è un problema!”
Perché perdere tempo con me, che non posseggo le attitudini al pornazzo sanguinolento quando il pornazzo sanguinolento è l’unica cosa che cerchi?

La risposta che mi sono data è semplice: perché il 90% degli aspiranti scrittori scrive di merda, e il 99% degli aspiranti scrittori di testi erotici scrive anche peggio, considerando quanto il genere sia scivoloso. Probabilmente nei miei scritti il signor editore avrà intravisto delle potenzialità, forse non facevano così schifo come tutti quelli che aveva ricevuto fino a quel momento. C’è un piccolissimo dettaglio però: tra me e quella gente c’è una differenza: io non accetto e non accetterò mai che un editor riscriva tout court le mie storie infilandoci dentro sborrate, scopate, sbattute, pompate ecc…ecc… al solo scopo di farmi pubblicare. A me non me ne frega un cazzo di farmi pubblicare tanto per. Io voglio che un editore mi pubblichi perché gli piace quello che scrivo, non perché quello che scrivo potrebbe essere potenzialmente vendibile se sottoposto a riscrittura massiva e inserimento di interi blocchi di testo carichi di porcherie.

Mi sono permessa di fargli notare che una cosa del genere andrebbe a snaturare non solo il mio stile, ma anche la mia persona; e non perché io sia la reincarnazione di Madre Teresa, anzi. Semplicemente perché per me erotico è altro. Scrivere la sceneggiatura di un cortometraggio per Youporn non rientra nelle mie priorità; scrivere un racconto che riesca a strappare un languore, che riesca a stimolare, che riesca a eccitare senza per questo trascendere nel gretto e nei luoghi comuni della signora per bene allupata come un dingo in calore è un’altra cosa, e qualcuno dovrebbe insegnare a questo signore la differenza.

Ma per carità, non sindaco la linea editoriale del signore in questione, ci mancherebbe. Come lui stesso ha ammesso, quelle schifezze vendono. Certo, dichiararsi un editore non-porno e poi pubblicare quella roba è ingannevole, sia per i lettori sia per gli autori, ma questo è un dettaglio in cui non mi va di entrare.

Quello che mi ha disturbata di più, in tutta questa storia, non è il fatto che l’editore mi abbia giudicata in un modo piuttosto che in un altro; non me ne frega un cazzo se quello che scrivo non lo eccita. Siamo diversi, e – senza offesa – grazie a dio, aggiungo: io non mi eccito a leggere di cagne che si fanno rompere il culo sui sedili di un SUV, mentre lui sì, quindi c’è poco da stare a discutere.
Quello che mi ha fatto più schifo, dicevo, non è la sua opinione sui miei scritti, bensì sentire un editore dire che i suoi autori hanno accettato di buon grado l’inserimento di scene di sesso scritte dall’editor, scene che gli autori in questione non sarebbero mai stati in grado di scrivere e forse nemmeno di pensare (figuriamoci di vivere, poveracci…). Gente che ha mandato manoscritti dove a malapena si scorgeva qua e là qualche pelo pubico e si ritrova pubblicata roba tipo “Rocco e i suoi fratelli”, e non inteso come il film interpretato da quel grandissimo gnocco di un giovane Delon.
Eccola, l’immensa tristezza degli autori nostrani, che pur di fare quantità e numero (ehi, io ho pubblicato cinque libri, tu solo quattro, io sono più bravo di te ye ye ye) sono disposti ad accettare che qualcuno stravolga non solo i loro testi, ma anche le loro idee, le loro convinzioni, persino la loro morale.

Io, per quanto mi riguarda, più che piazzare testi continuerò a spiazzare gli editori, e poco me ne importa se rimarranno sorpresi quando dirò che non intendo scendere a compromessi. Poco me ne importa se penseranno che io sia una presuntuosa arrogante che si crede già arrivata quando non accetterò che una persona di loro fiducia si metta a riscrivere il sesso per me. Ho sempre fatto così e sempre farò così. E se i titoli con il mio nome in copertina rimarranno solo tre e non diventeranno mai trenta, vorrà dire che avrò trovato solo tre editori che ho ritenuto degni e meritevoli di accogliere i miei romanzi.

E vaffanculo.

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