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[RACCONTO] Hai presente?

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13/10/2012 di NayaN

«Ma ti pare ora di telefonare, questa? Cazzo, Monica, sono le tre di notte!»
«Lascia stare. Mi sono imbattuta in una delle due più grandi tragedie della vita. E che cazzo, non potevo mica aspettare domattina!»
«Cioè?»
«Cioè, cioè… fai presto te a dire cioè.»
«Non ti seguo.»
«Hai presente Oscar Wilde?»
«Ma che cazzo c’entra Oscar Wilde con te? E soprattutto a quest’ora?»
«C’entra.»
«Sei ubriaca?»
«Ma quale ubriaca… solo una media. Chiara, oltretutto.»
«Okay, allora spiegami.»

«Stasera ho conosciuto uno. Uno figo. Cioè, non è bello fuori, è bello dentro. Anzi, fuori è pure bruttino. Ma così bello dentro che è bello pure fuori, capito come? Fascino, Mò. Fascino allo stato puro.»
«Eh.»
«Hai presente quelle persone che quando le conosci, subito, così… boom! Lo senti, hai presente? Senti che c’è quel qualcosa che non riesci a fare a meno di provare. Quel legame, quel qualcosa che ti spinge verso di lui, quel bisogno di sentirtelo addosso, di sentire il calore che emana, l’odore che ha. Hai presente, no?»
«Non credo.»
«Non credevo nemmeno io, fino a stasera. Comunque ha un buon odore.»
«Ma chi è questo?»
«Lascia stare, non ha importanza chi sia. Ha importanza cosa sia.»
«E cos’è?»
«È qualcosa di strano, di nuovo, che non avevo mai sentito prima. È chimica, attrazione. È sesso, Francè. Sesso allo stato puro. Non puoi capire, me lo sarei fatto lì, al pub, davanti a tutti.»
«E te mi chiami alle tre del mattino per dirmi che ti volevi scopare uno in un pub?»
«Non è questo. Cioè, il sesso è solo una conseguenza. È quello che abbiamo fatto, la cosa speciale.»
«E che avete fatto?»
«Abbiamo parlato un sacco. Abbiamo fumato un sacco di sigarette. Abbiamo pure camminato un sacco, sotto la pioggia. Non puoi capire, Mò… a un certo punto mi ha preso la mano per tirarmi sotto l’ombrello, e ho sentito quell’onda, hai presente? Quell’onda calda che ti… che ti bagna, cazzo. Quel momento in cui senti il cuore che si strizza, che c’hai pure un po’ di paura che ti possa prendere un colpo là, davanti a lui, e che ci fai pure una bella figura di merda, eh.»
«E…»
«E poi abbiamo scoperto di avere un sacco di cose in comune, di amare le stesse cose, pensa, pure lo stesso kebabbaro. Ridevamo per le stesse cose, ci incazzavamo per le stesse cose. E poi mi guardava, Mò… mi guardava fisso, cazzo, mi metteva a disagio, hai presente? Sembrava volesse leggermi dentro. E poi aveva gli occhi che ridevano, le fossette sulle guance che si…»
«È sposato?»
«No.»
«E allora?»
«E allora ho capito che Oscar Wilde aveva ragione. Che in entrambi i casi sarebbe stata una tragedia.»
«Non ho ancora capito cosa cazzo c’entra Oscar Wilde.»
«Oscar Wilde diceva che nella vita ci sono due grandi tragedie: non riuscire a soddisfare un desiderio, e soddisfarlo.»
«E tu in quale delle due sei capitata?»
«Nella prima, ovviamente. Sennò col cazzo che stavo qui al telefono con te, no?»
«Già.»
«Ma sarebbe stata una tragedia anche se l’avessi soddisfatto, quel desiderio.»
«Già.»
«Non sbadigliare, Francè! E non dire “già” se non hai capito un cazzo!»
«Non sto sbadigliando. E non capisco un cazzo no, scusa eh, scusa se anziché dormire sto qui ad ascoltare i tuoi deliri… Allora? Perché non te lo sei scopato?»
«È frocio.»
«Buonanotte, Mò.»
«Buonanotte, Francè.»

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