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[BLOGNOVEL] Alice nel Paese delle paranoie, Cap. IV

25/09/2012 di NayaN

Oscar avvicina una poltroncina al divano su cui stazioniamo io e André, si siede di fronte a me e prende le mie mani tra le sue.
«Alice, ascoltami bene. Ti è stato fatto un regalo meraviglioso, hai la possibilità di vivere un’esperienza che la maggior parte della gente sogna per tutta una vita: un mondo in cui tutto gira secondo il tuo giudizio.»
«Davvero?» sono piuttosto basita.
«Précisément.»
«Puoi spiegarti meglio?»
«So che quello che sto per dirti ti sembrerà assurdo, ma ognuno di voi, sulla Terra, possiede un mondo parallelo di cui ignora l’esistenza. È un mondo popolato da tutte le creature di fantasia che vi hanno accompagnato nel corso della vita, e che tenete accanto a voi; magari senza rendervene conto, magari nascoste in un angolo della vostra memoria, ma comunque vive. Non c’è niente qui che tu non conosca, a partire dagli alberi fino ad arrivare all’ultimo gatto randagio. Tutti noi siamo stati creati da qualcuno e rimodellati da te, dalla tua idea di noi, capisci? Noi siamo esattamente quello che tu pensi di noi. È vero o no che hai sempre pensato che la Monna Lisa fosse una donna, diciamo… allegra? O che Giuseppe somigliasse a tuo padre da piccolo? E che la Creatura di Frankenstein in realtà era solo un poveraccio che soffriva di solitudine?»
«Beh, sì» annuisco tirando su con il naso, infastidita dalla puzza del sigaro che sta fumando André «ma come ci sono finita qui?»
«Non è mai capitato, fino a oggi, che un umano potesse visitare il proprio mondo parallelo, ma ieri sera tu hai varcato una dimensione spazio-temporale che ti ha portata qui; ti abbiamo chiamata noi, perché abbiamo bisogno di te.»
Proseguendo nella sua spiegazione, Oscar mi stringe sempre più le mani, probabilmente accorgendosi del mio smarrimento.
«Ma queste creature… voglio dire… qual è il criterio con cui ho popolato il mio mondo?»
«Ricordi come sei arrivata qui?»
«Certo, con la Gioconda.»
«Sì, questo lo so. Abbiamo inscenato noi lo smarrimento di Giuseppe, avevamo bisogno di una scusa valida per far varcare il cancello a qualcuno che venisse a prenderti. Intendevo dire da dove sei partita, te lo ricordi?»
«Mmm… da casa mia?»
André, che fino a quel momento non ha aperto bocca, inizia a giocherellare nervosamente con una scatolina di fiammiferi. Mi sembra piuttosto agitato, tanto che si alza in piedi rivolgendosi a Oscar con tono perentorio e piuttosto sgarbato.
«Allez, Oscar, Il n’ y a pas de temps à perdre
«Je lui sais. Alice,» ricomincia Oscar «noi siamo l’anima della tua libreria.»
«Ah, ecco. La libreria, certo. Come ho fatto a non pensarci prima…»

Non so esattamente quanto tempo sia passato da quando ho perso i sensi, so solo che quando mi riprendo sono sdraiata sul divanetto con André che mi tiene le gambe e Oscar che mi sventola con un prezioso ventaglio al profumo di sandalo.
«Enfin, elle est revenue. Je vais à la tanière, Oscar, à plus tard» e senza degnarmi di ulteriore considerazione, André molla di colpo le mie gambe e imbocca il corridoio con passo veloce, sparendo nella penombra del castello.
«E che modi… Cos’ha detto?» chiedo al mio angelo biondo. Mi sa che André è un po’ più stronzo di come lo immaginavo, eh. Se scoprissi che tratta male la mia Oscar potrei commettere un gesto inconsulto.
«Sta andando al covo.»
«Cos’è il covo?»
«È il luogo dove c’incontriamo con i membri della Nuova Resistenza. Io e André siamo a capo del movimento.»
«Senti, magari tu ora mi prenderai per una stupida, eh» le dico grattandomi la testa «ma se non mi dici tutto io mi perdo. Che diavolo è la Nuova Resistenza?»
«Hai ragione, perdonami. Come sai, nella tua libreria si sono accumulati libri, fumetti, dvd di ogni genere, e come in ogni comunità che si rispetti, ci sono i buoni, ma ci sono anche i cattivi. Vedi, è lo stesso discorso di sempre… è il denaro a muovere il mondo, anche questo mondo così diverso; ci sono i ricchi, ci sono i poveri, e combattono gli uni contro gli altri. È sempre stato così, e sempre sarà così. Ora, cara Alice, poiché tu possiedi una mente un po’… particolare, diciamo, hai tirato su due fazioni opposte, la Nuova Resistenza e i Gruppi Poveri Armati. I famigerati GPA.»
«Oh Dio, ma io non voglio essere la padrona di un mondo in guerra, tanto più una guerra contro i poveri! È un’ingiustizia bella e buona, questa!»
Oscar tossisce, si schiarisce la voce, e riprende.
«Guardati intorno, Alice. Ti sembro povera, io?»
«Direi di no.»
«E ti sembro cattiva?»
«Oh no, tu non potresti MAI essere cattiva, tu sei la mia eroina, il mio angelo, la mia…»
«Oui, d’acord, d’acord… il concetto è chiaro. Dunque, se io sono ricca e sono buona, i cattivi chi sono?»
«I poveri?»
«Précisément.»
«Ma scusa eh, Oscar, io ora non vorrei sembrarti polemica, ma non ti sembra una guerra un po’ impari? Voi potete permettervi di acquistare tutte le armi che volete, avete soldi, fama, potere… perché non li sterminate e vi togliete il pensiero?»
«Ma sentila… Ha parlato quella che quando ha investito per sbaglio un piccione ha pianto per due giorni.»
«Va beh, che c’entra, io sono io… ma voi?»
«Maîtresse, fino a oggi tu ci hai impedito di usare violenza, per questo ti abbiamo chiamata. Se non vuoi che finisca in un bagno di sangue, devi usare la forza della tua mente per redimere i GPA.»
«Caspita… ne ho di potere, qui a Aliciolandia! E senti come suona bene, Aliciolandia… Che roba… Va bene, cosa dovrei fare?»
«Devi aiutare la Nuova Resistenza a sconfiggere i GPA. Solo tu puoi farlo. Abbiamo saputo che stanno progettando un colpo di stato per sovvertire l’attuale governo. Vogliono prendere il potere, capisci? Vogliono far crollare il nostro mondo nel buio della loro avidità, della loro cattiveria, e io, Oscar François de Jarjayes, le Rose di Versailles, non permetterò mai che ciò accada!» e concludendo il suo epico discorso battendosi una mano sul petto, tira su la testa e il suo sguardo fiero si staglia nel vuoto, verso un punto indefinito che vede solo lei.
Cerco di chiudere la bocca, rimasta spalancata dallo stupore, e provo ad articolare qualche domanda che mi sembra quanto meno sensata.
«E chi c’è in questi GPA?»
«Tutti coloro che popolano la tua libreria e che nel corso degli anni hai additato come cattivi. Riesci anche solo a immaginare quanti possano essere?»
«Uhm… beh, qualcuno.»
«Alice, tu devi aiutarci. Te la senti?»
«No. Anzi, se ora gentilmente tu potessi farmi tornare a casa mia, io avrei qualcosa da fare nel mio mondo…»
«Jamais. TU mi hai messa in questa situazione de merde e TU me ne tiri fuori. Altrimenti assaggerai il filo della mia spada sul tuo bel pancino depilato, clair
«Ma non avevi detto che eri contro la violenza?»
«Taisez-vous!!»
«Questa la so! Vuol dire che devo stare zitta, vero?» e prima che Oscar m’incenerisca totalmente con lo sguardo, aggiungo «Va bene, rimango. Forza, andiamo in questo covo, voglio proprio vederli in faccia questi che osano sfidare me, Alice la Grande! Però ci tengo a precisare che non mi sono mai depilata la pancia.»

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