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i colori delle sfumature

16/09/2012 di NayaN

Quando ero più giovane ero convinta che i concetti fossero più importanti delle parole usate per esprimerli. Un po’ come la vecchia storia della sostanza che è più importante dell’apparenza e dell’abito che non fa il monaco e bla bla bla. Forse perché se mi sentivo dire “non sei il mio tipo” era come se mi dicessero “fai abbastanza schifo”. Beh, non è vero per un cazzo, sa? Perché di sicuro non ero il tipo di quello lì ma magari ero il tipo di qualcun altro, e quindi era vero che non ero il suo tipo, ergo, non mi stava mentendo. Diciamo che la frase completa sarebbe dovuta essere “non sei il mio tipo, mi fai abbastanza schifo”. Diciamo che forse più che una bugia era una parziale ammissione, o un’omissione parziale. Resta il fatto che a differenza di quello che ho sempre pensato, i concetti sono volatili, le parole paradossalmente no. Altro che verba volant. Le parole restano e spesso fanno un male boia, come un marchio impresso a fuoco nel cervello. Perché quando uno ti schiaffa in faccia una bella sfilza di parole forti tu ci pensi, ci ripensi, e poi alla fine concludi che sì, vabbè cazzo, sarà pure come dice lui, però poteva pure dirlo in maniera diversa, no? E però c’è una cosa che non tieni in considerazione: ma non è che se l’ha detto in quel modo è proprio perché lo pensa in quel modo? Ecco, io ho sempre ragionato così.
 

 

Ma oggi scopro che un conto è dire “immaturo”, un altro conto è dire “acerbo”. Perché una cosa immatura è stata già staccata dall’albero e marcirà insipida e triste, una cosa acerba invece sta lì, in attesa del sole che la scalderà e la renderà appetibile e saporita. Anzi, una cosa acerba può essere anche fresca, giovane, ricca di potenzialità. Così anche se il concetto è lo stesso, ossia che quella cosa in quello stato fa schifo, la cosa in questione sarà molto più contenta di sentirsi definire acerba piuttosto che immatura e magari troverà la forza di maturare proprio in funzione del suo essere acerba.
 

 

Sta di fatto che come la metti la metti, lo stipendio dei diplomatici è esponenzialmente superiore a quello dei fruttivendoli.

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