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Dieci anni, anzi, nove.

08/05/2010 di NayaN

“Assaggia.”
Il cuore gli batte forte e non sa cosa farsene delle sue braccia, così le tiene incrociate sul tavolo.
Lei gli passa il cucchiaino: sta aspettando. Ci sono tante cose da dire, adesso.
Prima di entrare in casa gli sembrava che si sarebbero esaurite tutte nello spazio che separa l’ingresso dalla cucina. Invece sono stati zitti.
Infila il cucchiaino nella parte bianca della farcitura. Suo padre avrebbe fatto lo stesso.
Il sapore del metallo è la prima cosa che sente, poi c’è solo il dolce che si scioglie sulla lingua
e gli sveglia una parte del cervello che credeva addormentata.
“Lo so perché sei venuto” dice lei nello stesso momento in cui lui si toglie il cucchiaino dalla bocca e chiede: “Cos’è?”
“Prima tu!” esclamano, ancora all’unisono.
Massimo affonda nuovamente il cucchiaino nella fetta di torta, Letizia lo guarda con i gomiti poggiati sul tavolo, aspetta qualcosa. Porta un vestitino a fiori aderente, senza reggiseno, forse anche senza slip, ma Massimo non ne è sicuro. La chioma leonina striata da qualche capello grigio, gli zigomi alti a tenere su un sorriso accennato, il profumo sempre lo stesso, muschio bianco .
“Crema di burro al limone, giusto?”
“Morbida come il burro, aspra come…”
“Come te.”
“In realtà avresti dovuto dire “come il limone”, era così che dicevamo sempre, non ricordi?”
“Le cose cambiano, Letizia. Anche io sono cambiato. Tu invece sei sempre uguale, questi dieci anni ti sono scivolati addosso.”
Ora Letizia è seduta, di fronte a lui. Una vena di sudore scende ad imperlarle il torace, stretto nell’abitino estivo.
“Nove, solo nove. Sei molto più magro di come ti ricordavo.”
Ma la voce, quella sua voce aspra come il limone e morbida come il burro era sempre la stessa.
“Davvero sai perché sono venuto?”
“Credo di sì. Tua sorella mi ha detto di vostro padre. Mi dispiace tanto, Massimo.”
Le dita di Massimo lasciano il cucchiaino e sfiorano il mento di Letizia. Il suo tono di voce si fa più serio.
“Non credo che mia sorella ti abbia detto anche di come ho vissuto io in questi dieci anni. Anzi, scusa, nove, solo nove. ”
“Non è stato facile neanche per me. Non sai quante volte ho pensato a te, a noi, a come sarebbero potute andare le cose se…”
Massimo si alza, lasciando cadere il cucchiaino sul piatto, l’altra mano rimane immobile nella tasca del giacchetto jeans. La barba di tre giorni nasconde le labbra storte nella rabbia.
“Scusa, ma mi riesce difficile crederti. Non ti sei mai degnata di farti sentire, nemmeno per sapere se ero vivo, nemmeno una telefonata. Mai. Tu non hai idea di quanto mi è costato non dire la verità a papà.”
“Lo so, lo so… mi dispiace. Ma io non me la sentivo… non ce la facevo…”
Letizia si mette il viso tra le mani. Piange.
“Non ti ha mai dimenticato, lo sai? Proprio l’altro ieri, quando sono andato a trovarlo, mi ha chiesto di portargli una torta con la crema di burro al limone, – come quelle che faceva la Leti – ha detto proprio così. Ma non l’ho trovata in nessuna pasticceria. Non sono riuscito a fare neanche questo, per lui.”
Massimo gira intorno al tavolo, è nervoso.
“Massimo, ti prego, smettila, perché continui a farmi male? Non potevo rimanere lì, tu dovresti saperlo meglio di chiunque altro.”
“E’ troppo facile, così, Letizia. Tu potevi andartene, ma io? A me non ci hai pensato, vero? Ma non vedi cosa sono diventato? Il senso di colpa mi ha divorato in tutto questo tempo.“
Anche Massimo piange, ora.
“La nostra storia è stata un errore, Max. Lo sappiamo entrambi, e entrambi abbiamo pagato abbastanza. Credi che per me sia stato semplice? Non lo è stato affatto. Non sono più riuscita ad avvicinarmi a un uomo in tutti questi anni.”
Massimo si ferma, le da le spalle. Si guarda riflesso nel vetro della finestra.
“Ero in ospedale con lui quando se n’è andato. Era sereno, sembrava quasi sorridesse. Non gli ho mai raccontato nulla di noi due.”
Massimo si volta, Letizia è ancora seduta. Si piega sulle ginocchia e la guarda dritta negli occhi. La sua voce diventa morbida e scura.
“Sai, Letizia, avevo promesso a me stesso che non ti avrei più cercata, fin quando fosse rimasto in vita mio padre. Ma ora lui non c’è più, Letizia. Non c’è più.”
Letizia non risponde, sorride. Massimo ora è dietro di lei, le massaggia le spalle; Letizia piega la testa e chiude gli occhi, abbandonata sotto il calore del suo tocco.
Le mani di Massimo scivolano dalle spalle verso il torace, accarezzano i suoi capezzoli turgidi attraverso il rayon del vestito, poi si ritraggono di nuovo nelle tasche del giacchetto jeans.
Letizia pensa che ora faranno l’amore. Pensa che sarà un dolce ritorno.
Massimo infila la canna della pistola nella parte bianca della farcitura. Lo porta alle labbra di Letizia, ancora abbandonata al ricordo di quella passione proibita.
“Massimo…”
“Assaggia.”
Il sapore del metallo è la prima cosa che sente, poi c’è solo il freddo che si scioglie sulla lingua e le spappola una parte del cervello che credeva addormentata.
Suo padre avrebbe fatto lo stesso.

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