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Puttana.

27/02/2010 di NayaN

Puttana.
Guarda cosa sei, una lurida, squallida puttana.
E non ci sei diventata. Lo sei sempre stata. Sei nata per essere una puttana.
Vorrei chiederti su quante bocche sei passata prima di arrivare da me, ma ho paura della risposta. Mi farei schifo, mi sentirei un coglione.
Coglione.
Guarda cosa mi hai fatto diventare, un lurido, squallido coglione.
Il tuo schiavo. Il tuo inutile schiavo. Da quanto tempo? Non me lo ricordo nemmeno più.
Ero un ragazzino, poco più che un ragazzino quando per la prima volta ho rubato i soldi dal portafogli di mia madre per comprarti.
Sì. Ti ho comprata.
Perché tu sei una puttana, e le puttane vanno comprate.
Le puttane costano. E io lo so bene.
Sono anni, decenni, che pago per godere con te. Per godere di te.
E a te cosa te ne frega di me?
Niente.
Sono solo uno dei tanti. Uno dei troppi.
E dire che ci ho provato.
Ci ho provato a dire basta, a mandarti al diavolo una volta per tutte. Più di una volta.
Ma ogni volta che ti vedo tra le mani di qualcun altro, non riesco a resistere.
Non riesco a sopportare di vedere che qualcun altro ti bacia, ti annusa, ti consuma istante dopo istante senza desiderare di poter fare la stessa cosa.
E’ più forte di me. Devo averti. Devo. Altrimenti impazzisco.
Vado in crisi di astinenza, sono un tossico di merda.
Mi hai fatto diventare un tossico.
Tu mi farai morire, lo so.
Ce l’hai scritto in faccia che mi farai morire.
Tutte le donne che ho avuto non sono bastate per dimenticarti.
Ogni volta che finisco di scoparmene una, torno da te.
Non passano nemmeno cinque minuti che torno da te.
A volte non mi rimetto nemmeno le mutande per sbrigarmi.
Ma adesso sono io che decido. Sono io che comando.
Ora sei solo mia.
Mia adorata puttana bionda, fasciata nel tuo solito, leggerissimo abito bianco, che perde brandelli ad ogni respiro.
Tu.
Esci dal tuo nascondiglio, ora.
Esci e fammi godere. Come solo tu sai fare.
Muoviti sulla mia bocca, trema sulle mie labbra, scivola tra i miei denti.
Sei così leggera che nemmeno ti sento quando ti afferro.
Mi tremano le mani.
Ed è colpa tua.
Tu che mi permetti di respirare ciò di cui ho bisogno.
Tu che saturi l’aria con il tuo delizioso profumo sporco.
Ti prendo, ti uso, ti finisco.
Tu, ora, consumata, logorata, alla fine di tutto.
Tu, ora, talmente piccola da finire sotto i miei piedi senza che nemmeno me ne accorga.
Tu, sotto la suola della mia scarpa.
Tu, la mia adorata puttana.
Quattro euro e dieci centesimi, e domani sarai di nuovo mia.

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