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la nota stonata

17/07/2009 di NayaN

Quando qualcosa tocca una corda impolverata dello strumento che suona l’accompagnamento della tua vita, dovresti seguire quel suono, anche se è distorto, anche se temi che quella nota possa rovinare la melodia. Magari dovresti provare a capire perché quella corda ha suonato in quel modo, magari avresti solo dovuto usarla più spesso e affinare l’orecchio per ascoltarla più a fondo e abituarti. Se ci pensi in fondo se non avessi fatto caso alla stonatura non ti saresti neanche accorto che c’era qualcosa da scoprire, qualcosa da sapere, non avresti pensato che quella melodia poteva essere diversa, magari eri troppo convinto che quello che suonavi fosse già perfetto. E non importa se non sai ancora se sarebbe stata più o bella o meno bella, sarebbe stata diversa, e come puoi dire se sarebbe stata più bella o meno bella se non hai provato a seguirla?
Chiudi gli occhi, e immagina per un attimo di non esistere, immagina per un attimo che non sia esistito nessuno prima di te, ora aprili e guardati intorno. Puoi dire che quello che vedi intorno a te sia reale e non sia soltanto la proiezione di quello che c’è nella tua mente? Non avresti termini di paragone, non potresti confrontarti con nessuno per capire se quello che vedi tu lo vede anche lui. Oppure pensi sia reale perché puoi toccarlo? E allora tutto quello che non puoi toccare, come l’aria, il cielo, non sono reali…
La realtà esiste solo per convenzione.
Quello che esiste davvero ed universalmente è il nostro sé. Puoi chiamarlo il tuo vero te stesso, puoi chiamarlo anima, puoi chiamarlo amore, puoi chiamarlo come vuoi. Sei tu che crei la tua realtà, sei tu che hai una potenza devastante nel decidere cosa per te sia reale o no.
Per questo quando senti una nota stonata dovresti farci caso, anziché evitare di suonarla di nuovo.
Perché se oggi metti quella nota stonata in un angolo, se da oggi eviterai di toccare ancora quella corda, potresti precluderti la possibilità di dare alla tua vita l’accompagnamento più bello che esista.
Io quella nota l’ho suonata, per giorni e giorni, l’ho urlata, chiamata, ho alzato il volume al massimo… ma non ho trovato nessun orecchio disposto ad ascoltarla, tranne il mio.

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