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E

16/07/2009 di NayaN

E soli, come ogni libro letto dal vento
E bagnati, come ogni alba di primavera,
chiudendo gli occhi e scivolando proprio al centro.
E stracci strizzati da mani inesperte,
sfibrati dal tempo, sul punto di strapparsi,
stesi a mezz’aria nella notte accesa da mille domande,
con le braccia nude e il cappotto sugli occhi
E il coltello limato sulla coscienza,
E il cerotto scartato sulla credenza.
E la spina dorsale dei pensieri
sfilati dalla mente
con l’illusione di fermare la danza infernale
dietro la loro musica di violini di sale,
e ridono di me schizzandosi nell’acqua,
talmente conosciuti che li chiamo per nome.
E le parole uscite dallo stomaco
E vomitate nel bicchiere della sera,
riflesse nello specchio della mia arroganza
E cadute davanti ai miei piedi,
fermi davanti al muro oltre il quale vorrei andare
per seguire e ritrovare me stessa.
Ma rimango qui a girarmi intorno,
con gli occhi pieni di sassi
con le mani piene di formiche.
E mi ritrovo a parlare nel vento
E a ridere nella pioggia,
piango al cielo e annuso il buio,
sogno la luna oltre le sbarre,
con l’orologio ancora fermo
E il giorno che non vuole iniziare.

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