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a testa in giù

05/06/2009 di NayaN

E’ come una mano tesa, tesa verso fuori, che prova ad uscire da un vicolo buio pieno di nebbia, e ti guarda, ti guarda con i suoi occhi dipinti sui polpastrelli, ti guarda fissa in un percorso immobile e tetro e tu puoi immaginare in quello sguardo tutti i chilometri che ha percorso, tutte le mani che non è riuscita ad afferrare.
E’ come quando hai migliaia di cose da dire ma tutte le parole che trovi ti sembrano tremendamente inutili, inutili come quando supplichi di rimanere qualcuno che ha già deciso di andarsene, inutili come l’ombra di un albero a cui sono cadute le foglie.
E’ come quando sei schiavo e padrone di te stesso e ti muovi con circospezione intorno alla buca che tu stesso hai scavato e dalla quale ti eri ripromesso di stare lontano; hai avuto bisogno di scavarla perché non riesci a camminare con attenzione su un terreno pianeggiante, ti saresti lasciato andare, avresti iniziato a correre, ed invece devi andare piano, hai bisogno di stare sempre all’erta e non sai come farlo senza che ci sia qualcosa che ti metta costantemente in guardia, che ti metta costantemente paura.
E’ come quando eviti di guardarti allo specchio perché sai già che quello che ci troverai non ti piacerà, sai di essere sempre tu, quello che eri ieri e quello che sarai domani, ma profondamente diverso da quello che eri ieri con la speranza di essere un po’ più simile a quello che sarai domani.
E’ come il riff di una canzone ancora da scrivere, ti ci svegli la mattina e non sai cosa diventerà, o la battuta di un film che non hai visto ma che ti batte nelle tempie, un’ossessione troppo piacevole da combattere solo con la tua scarsa forza di volontà. Ma non ci provi nemmeno a combatterla, perché credi che non sia reale. Ma devi fare attenzione, perché se girandoti sui tacchi di questa sciocca illusione ti risulta difficile svegliarti, vuol dire che il sogno è uno di quelli in cui hai bisogno di urlare e non ti esce la voce, hai bisogno di correre e non ti si muovono le gambe, uno di quei sogni che ti sembrano talmente tanto reali da spaventarti e farti svegliare con il fiato grosso.
E’ come quando hai fretta ed il tempo ti scivola tra le dita come sabbia, vorresti trattenerlo ma quando apri la mano ci trovi solo la scia impalpabile di quello che qualche istante prima era un torrente in piena; è come quando ti annoi e il tempo ti cammina davanti e tu puoi guardarlo solo di spalle.
E’ come la scossa di una raffica di vento in un canneto quando credi di essere il pescatore, ed invece sei solo una canna e te ne accorgi quando sei già piegato. Piegato si, ma non ancora travolto. Eppure resti là, in attesa che arrivi una raffica più forte della precedente, sapendo che potrebbe essere quella che ti spezzerà definitivamente.
E’ come quando dici ti amo a qualcuno e il giorno dopo ti svegli accanto ad un’altra persona, poi la guardi meglio e quell’altra persona sei tu, ed è la stessa a cui il giorno prima hai detto ti amo.
E’ come il piacere sottile che provi dopo aver dimostrato al mondo che ce l’hai fatta, ti senti pieno di te come un vaso rovesciato ricolmo d’aria, basta metterlo a testa in su e tutto torna come prima.
E poi un minuto dopo ti accorgi che è vero, che ce l’hai fatta, che se vuoi riesci a tenere il vaso a testa in giù e nessuno potrà mai spostarlo al posto tuo… ma pensi davvero di poter vivere soltanto di aria?

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