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Le scarpe nuove

22/05/2009 di NayaN

Camminava, era già buio, ma non era tardi, saranno circa le sei, pensò.
Non aveva mai dato molta importanza allo scorrere del tempo, non aveva mai avuto un orologio, ci aveva provato molte volte a comprarne uno, lo indossava per un paio di giorni, poi lo dimenticava sul comodino.
La strada era buia, abbastanza da vedere spuntare dall’angolo un gatto che non c’era. La busta di nylon rossa che teneva in una mano iniziava a diventare pesante, ma non avrebbe comunque potuto fare a meno di portarla con sé. Di qualcosa doveva pur riempirsi.
In lontananza di fronte a sé vide qualcosa, la figura di una donna seduta in terra, forse. Sentì che ricominciava a piovere, la strada diventò viscida, la nebbia e il fumo delle caldaie facevano il resto. Cercò con le dita nella tasca della giacca e prese una sigaretta, l’accese. Senza fermarsi, il suo passo lento ma continuo non si arrestò. Pochi passi ed arrivò lì, in quel punto dove solo qualche attimo prima pensò di non voler arrivare, non era una donna, era una grande copertura di plastica accartocciata in un angolo, meglio così, pensò, non dovrò pensare a lei stanotte quando andrò a dormire. Ma era tardi ormai, la donna c’era già. Con il suo scialle rattoppato, la testa coperta da quella specie di cappuccio di tela stinta, gli occhi quasi completamente chiusi da un oculista che non poteva permettersi, la schiena ricurva, quasi a voler aiutare lo sguardo a non essere costretto al suo lavoro. Poteva quasi toccarla per quanto era vera. Ma decise di non farlo, no, non voglio toccarla, pensò. Qualcuno potrebbe vedermi, e cosa penserebbe allora? No, non la toccherò. Non ora. Avrò tutto il tempo che voglio più tardi, quando sarò solo con lei.
Si voltò e tornò indietro, ripercorrendo la strada al contrario. Il passo era sempre lento, qualcuno proveniva dalla sua stessa direzione, qualche metro più indietro. Un uomo ben vestito, non riusciva a vedere molto altro, doveva avere delle scarpe nuove stando al rumore dei tacchi sui ciottoli. E anche molta fretta a giudicare dall’andatura.
Talmente tanta fretta che non guardava nemmeno dove metteva i piedi, tanto che inciampò nel grande telo di plastica accartocciato qualche metro più indietro. Non si scompose, riprese la sua andatura rapida e decisa facendo finta di niente.
Mi devo fermare, pensò, gli darò la possibilità di scusarsi, in fondo non l’avrà mica fatto apposta.
Ma quando gli fu accanto, l’uomo non si fermò, proseguì per la sua strada senza nemmeno incrociare il suo sguardo.
Non ha nemmeno il coraggio di guardarmi in faccia, quel figlio di puttana. Nessuno può permettersi di prendere a calci la mia donna e andarsene, nessuno, neanche un uomo con le scarpe nuove.
Accelerò il passo e gli arrivò talmente vicino da non accorgersi che la punta del coltello uscita dalla busta rossa gli aveva già trapassato il torace.
Tornò indietro di qualche passo, si avvicinò a lei, era spaventata, tremava come una foglia scossa dal vento.
Vieni amore, andiamo a casa.

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