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la solitudine della mia compagnia.

01/11/2008 di NayaN

Ci sono momenti in cui ho bisogno di stare da sola. Solitudine è un termine che solo a pronunciarlo fa paura, eppure non mi ha mai spaventata. In passato mi facevo scegliere per paura di rimanere sola, adesso no. Adesso sono diventata molto più selettiva, e ad una compagnia che non amo completamente preferisco la solitudine della mia compagnia. Non so esattamente cosa sia ad avermi cambiata così tanto, non so se sia stato qualcuno o qualcosa, o se è stata solo una naturale trasformazione. Rimanere sola, con le orecchie e gli occhi aperti sul dove e sul come, osservando con attenzione gli sprechi e le mancanze di attenzione del mondo intorno a me.
Amo. Amo le piccole cose che ho, amo il muso del mio cane che si appoggia sulla mia gamba, amo il ricordo delle mie passioni, quelle che mi hanno fatto sentire viva a modo mio, amo l’eterno ricordo della mia cucciola che è sempre viva nel mio cuore, amo i miei sbagli e le mie vittorie.
Soffro. Soffro nel vedere la sofferenza, a volte non accetto che ci sia così tanta gente che non riesce a vedere quanto sia più importante capire sè stessi piuttosto che ostinarsi a voler capire e cambiare gli altri; soffro nel ricordare chi ho amato, nel pensare a quanto non sono stata capita e a quanto non ho capito io. Soffro nel conoscere la mia sensibilità, nel doverla necessariamente accettare.
Ascolto. Ascolto il ticchettio della pioggia sui vetri che fa ricadere la mia mente in vecchie trappole, ma riesco sempre più spesso a vedere il veleno prima di assaggiarlo; ascolto la potenza devastante del mio ego che ancora così spesso riempie tutti gli spazi che ho.
Penso. Penso a tante cose, cercando sempre più spesso di provare a pensare con una mente non del tutto mia, cercando di capire come posso riuscire ad uscire dalla mia visione di me per mettere un freno al mio tremendo ed ostinato orgoglio, alla mia testardaggine, alla mia innata ed immensa capacità di essere sbagliata.
Fermo. Fermo il tempo intorno a me e mi lascio andare per qualche minuto alle vecchie emozioni che mi rendono più ordinaria e meno straordinaria; mi lascio andare alla speranza di poter vivere in un mondo migliore, un mondo in cui tutti riescano a capire i propri sbagli e a fare un passo indietro verso tutto ciò che c’è davanti.
Leggo. Leggo il disagio negli occhi di chi non riesce ad accettarmi, di chi vorrebbe vedermi uguale a lui, di chi non capisce le ragioni per cui io uguale a lui non voglio tornare ad essere, mai più. 
Ho sofferto tanto, e tanto soffrirò ancora, come tanto ho amato e tanto amerò, tanto ho sperato, visto, ascoltato e sempre di più spererò, vedrò, ascolterò. Ma ho lasciato indietro tante cose, tante cose che non rivoglio più, perchè il gioco non vale la candela.
Questa è la solitudine della mia compagnia.

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