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riflessioni vomitate nel bicchiere della sera.

28/08/2008 di NayaN

Lascio che i pensieri si dissolvano insieme al fumo della mia sigaretta, lascio andare le domande, le risposte, un saluto rapido e senza troppi significati, un messaggio che non mandero’. Tutto è ancora qui, come la sigaretta che non sono riuscita a spegnere e che ancora fuma stanca dentro al posacenere, si spegnera’ da sola, come tutto il resto. 
Mi sono chiesta tante cose in quest ultimo periodo e come al solito è bastato fermare il tempo a guardarmi, fermarmi in un attimo di riflessione per avere tutte le risposte. Mi sono anche sentita stupida, era tanto che non mi succedeva. Stupida per aver avuto la tentazione di arrabbiarmi per qualcosa che fino ad una settimana fa, non esisteva nemmeno. Per aver cercato tanto a lungo di rendere diverso cio’ che non poteva e non doveva esserlo, per aver cercato qualcosa che non c’era e che non ci sarebbe comunque nemmeno se arrivasse domani. Incastri della mente, sempre lo stesso stupido gioco in cui cado ancora troppo spesso e troppo spesso non me ne accorgo, se non quando mi sento stupida, come ora.
Quanto tempo ho passato a chiedermi cosa stessero facendo le persone che di volta in volta mi lasciavo indietro, se erano felici, se ricordavano qualcosa di me. Quante volte mi sono chiesta qual’era la maniera migliore di comportarmi dopo aver capito di aver commesso uno sbaglio. Quante volte ho lasciato aperta la porta sperando che prima o poi qualcuno tornasse a bussare, anche solo per sentirmi dire dal mio stupido ego, hai visto, avevi ragione tu! E quante volte ho avuto la tentazione di rituffarmi nel passato, anche solo per chiedere scusa, e non l’ho fatto. Non l’ho fatto per paura di andare a toccare qualcosa che forse non sarebbe giusto toccare. Anche se è cosi’ difficile stabilire cosa sia giusto per tutti quelli che non sono come me.
Quante volte mi sono detta, smettila, smettila, a cosa vuoi che serva stare qui a riempirti di domande quando qualunque risposta dovesse arrivare, non sarebbe quella di cui hai bisogno? E tutto perchè non riuscivo ad accettare che invece doveva essere esattamente com’e’ stato. Quanto tempo ho sprecato, quanto ne ho buttato via inseguendo qualcosa che non c’era, che forse non c’è mai stato, e che sicuramente non ci sara’ mai. In questi giorni, poi, all’improvviso, è arrivato qualcuno dal passato che a suo modo mi ha detto, hai visto, avevi ragione tu. Eppure non mi è bastato. Poi per l’ennesima volta, ho capito che non erano le domande ad essere sbagliate, ma il posto dove cercavo le risposte.
Non è facile essere disponibile ad accettare tutto perchè cosi’ deve essere. Mi indigno, mi incazzo, poi ci penso e mi rendo conto che è tutto un gioco senza vincitori nè vinti, e torna la calma. Rimane solo quel gran senso di pena per chi è all’affannosa ricerca di risposte, cercate puntualmente nei posti sbagliati. Quel senso di pena che non si placa, quell’intimo e sottile dolore per il quale non c’è cura se non, ancora una volta, la rassegnazione e la pace. Che trappola infida, riesce ad ingannarti anche quando sei convinta di avere mille occhi aperti e di riuscire a controllare tutti i suoi spostamenti. Cerchiamo continuamente di convincerci che siamo diversi, anche nel vederci sbagliati ci costringiamo a vederci diversi, siamo sempre di piu’, sempre piu’ di qualcosa, sempre piu’ di tutto e di niente… ma diversi da chi, da cosa? Di fronte a cio’ che nessuno capisce e a volte anche di fronte a quello che tutti capiscono, siamo tutti uguali, tutti a lottare contro il nostro innato senso di inadeguatezza e di inferiorita’, tutti tesi a dimostrare che invece non siamo inferiori a nessuno, e se qualcuno lo pensa è solo perchè ha avuto piu’ di noi e non sa cosa vuol dire soffrire… tutte stronzate. La verità è che siamo tutti dentro alla stessa anima, tutti nella stessa paura, tutti nella stessa sofferenza.

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