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malinconia e sollievo

09/08/2008 di NayaN

Chi vive in una grande città come Roma spesso perde di vista cose a cui, soltanto qualche anno prima, non avrebbe saputo o potuto rinunciare; quelle cose che finchè ci vivi dentro ti sembrano talmente normali da non accorgerti di quanto siano invece speciali. Basta spostarsi di pochi chilometri all’interno della stessa città e ti accorgi che il mondo cambia completamente, ti accorgi che quel mondo in cui hai vissuto per anni non ti appartiene più, e forse un po’ ne senti la mancanza.
Oggi dopo molto tempo sono tornata in uno dei posti che mi ricordano l’infanzia, un posto che somiglia troppo a quello in cui sono cresciuta, anche se quello in cui sono cresciuta con gli anni è molto cambiato. La casa della nonna, quella nonna che ho conosciuto poco perchè se n’è andata troppo presto, ma abbastanza da avere ricordi nitidi e lontani, e un po’ di malinconia per quegli anni in cui tutto ti stava davanti, quegli anni in cui l’incoscienza e l’ignoranza ti facevano sperare in un domani fantastico.
Nelle borgate popolari il tempo sembra essersi fermato. D’estate, sulle panchine di metallo con la vernice verde che si stacca lentamente si radunano ancora le persone che escono dalle proprie case in cerca di un po’ di fresco; i bambini giocano ancora seduti su quegli strani cavalletti di metallo e legno che ti mandano in alto quando il tuo compagno di giochi va in basso. I ragazzi si incontrano ancora davanti ai portoni e ancora fanno lo stesso casino che facevano quando io ero piccola e loro mi sembravano inarrivabili.
Passando con la macchina sui vialoni semi deserti delle borgate di periferia, in un pomeriggio arido di agosto, puoi ancora vedere i banchi dei fruttivendoli che espongono cartelli con su scritto “pomodori per bottiglie“. Da quanti anni non sentivi parlare delle bottiglie di pomodoro? Troppi, probabilmente. E li’ evidentemente c’è ancora tanta gente che le fa. Da quanto tempo non ripensavi a tua madre che quando ancora ne aveva la forza e la voglia, comprava casse e casse di pomodori, per poi bollirli negli enormi contenitori di metallo sul balcone e metterli nelle bottiglie di vetro, per avere il sugo genuino per tutto l’inverno? Tu che eri ancora una bambina, stavi la a guardare con aria stupita tutto quel pesantissimo lavoro, e pensavi: ma perchè tutta sta fatica quando potrebbe uscire e andare a comprarle al mercato già belle e pronte?
Nelle vecchie borgate popolari, i cani, sciolti e senza museruola, si stendono davanti ai piccoli cancelli d’ingresso davanti ai vecchi palazzoni scoloriti, e mentre sonnecchiano ti guardano passare con aria sospettosa, pensando che sei un po’ snob, che non sei adatta ad un posto come quello. Ma non sanno che tu in un posto come quello ci sei cresciuta, e che da un posto come quello sei scappata, per tanti motivi. Ma che un posto come quello un po’ ti è rimasto nel cuore, e rivederlo ti provoca una strana sensazione di conflitto, un misto di malinconia e sollievo che non sai definire.
Tornando li’, mi sono accorta di quanto negli anni io sia cambiata, di quanto quel mondo mi sembri lontano, di quanto, forse, sono davvero diventata snob ed intollerante verso tutto cio’ che non è il mondo in cui vivo io. Chissà se tra vent’anni quei bambini che giocano sui cavalletti vivranno in un bel quartiere pieno di verde, talmente silenzioso da spaventarsi quando si sente la voce di qualcuno che passa fuori dal giardino, dove i condomini più belli hanno anche la piscina, con piccoli negozietti carissimi dove un filone di pane costa quanto un anello di brillanti, chissà se vivranno in un quartiere dove la chiesa, in lontananza, suona le campane mettendo un cd in diffusione perchè le campane non le ha. Forse se da quel mondo non me ne fossi andata sette anni fa, non avrei nemmeno fatto caso, oggi, a quelle persone, a quei bambini, a quel cartello. E chissà se tutte queste cose mi mancano davvero oppure no.

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