Il mio forum sulla scrittura, Parole Stonate.
Carissimi bloggers o semplici lettori capitati qui per caso, vorrei informarvi che è on-line il mio primo forum, che non poteva trattare altro se non il meraviglioso mondo della scrittura.
Lo trovate su forumfree, all’indirizzo Parole Stonate
Mi piacerebbe moltissimo che i miei lettori abituali si iscrivessero e lasciassero nel forum opinioni e testimonianze.
Vorrei appunto che Parole Stonate diventasse un punto di incontro per scambiarsi opinioni, critiche e pareri sui nostri scritti. All’interno del forum troverete anche tantissime informazioni utili sulle case editrici, sui contratti di edizione, su come presentare il proprio manoscritto ad un editore, spazi per pubblicizzare le vostre opere e molto altro.
L’esigenza di avere un forum tutto mio sul mondo della scrittura nasce dalla militanza in altri forum che trattano lo stesso argomento con arroganza e superbia, posti dove sbagliare una virgola o un apostrofo significa bestemmiare; credo che scrivere significhi prima di tutto fantasia, emozione, espressione e libertà, anche di stonare. Per questo non voglio che i forum sull’arte di scrivere siano relegati ad un manipolo di adolescenti viziati che militarizzano il web come attualmente accade.
Vi aspetto su Parole Stonate
Accorrete numerosissimi!!!
Vieni, ti porto nella favola mia.
Mi manchi amico mio. No, non mi fraintendere, non scappare, anche se so che dietro lo schermo non scapperai, la tua curiosità e il tuo bisogno di sapere ti terranno incollato a queste righe. Non mi manchi tu, nè la tua pelle, nè il tuo sorriso, nè il tuo tocco. Mi manca la mia idea di te, quell’idea di uomo che mi ha lasciato l’amaro in bocca. Ma tu sei questo, nient’altro che questo, e la mia delusione non può che rimanere circoscritta nel solito fiume di pensieri che sfocia quasi sempre nel mare della crescita.
Sono stata attraversata dalle sensazioni più disparate accanto a te, sia quando c’eri fisicamente, sia quando il pensiero più profondo e il desiderio più materiale mi portavano vicino a te. Sono stata intrappolata nella nuvola provocata da quella sigaretta accesa 24 ore su 24, e in mezzo a tutto quel fumo non sono riuscita a distinguere la saccenza dalla paura.
Chissà se mi sentivi quando mi avvicinavo così tanto da poterti quasi sfiorare, da poterti quasi accarezzare, chissà se mi capivi quando ti guardavo chiedendoti di non soffermarti su quello che ti facevo vedere.
Tante volte ho sperato di trovarti quando chiamavo il tuo nome senza dirlo, magari cantando una canzone, leggendo un libro, guardando una fotografia, e a volte ci sono riuscita, ma è durato sempre troppo poco per illudermi che potesse essere reale.
Sei stato protagonista dei miei sogni, a volte anche di quel grande sogno che la gente chiama vita, ma quando mi svegliavo mi rimaneva davanti agli occhi solo una vecchia pellicola sgranata, logorata dal tempo, calpestata dalle migliaia di passi che ci avevo fatto sopra continuando a girare in tondo senza trovare una via d’uscita.
Ho preso tutto il buono e sto cercando di lasciarti tutto quello che non mi serve, perchè ho capito che invece a te è ancora indispensabile, ma vorrei che tutto quel peso superfluo che ti piega la schiena riuscissi a scrollartelo di dosso anche tu.
Vorrei che tu fossi un bruco prossimo a rompere il bozzolo per diventare farfalla, vorrei poter guardare le tue ali fragili che piano piano ti sollevano da terra e ti portano dove sarebbe giusto che tu fossi, non tanto perchè te lo meriti, ma semplicemente perchè per guardare dall’alto le persone devi necessariamente innalzarti tu, e non continuare ad illuderti che siano gli altri ad abbassarsi. Vorrei che tu ne fossi capace perchè io vorrei esserlo ma non lo sono.
Mi piaceva giocare con il tuo istinto fin quando il gioco non è diventato più grande di noi.
Non pensare che io ti stia colpevolizzando di qualcosa, l’unica colpa è la mia che mi sono ostinata a voler vedere qualcosa che tu non volevi mostrare, non importa che quello che sto cercando di dirti non sia questione di me e di te come entità unica, ma soltanto di te, e soltanto di me, e non importa cosa fosse questo qualcosa, non importa che questo qualcosa ci sia o meno, non importa se prima o poi ti deciderai di tirarlo fuori. Quello che importa è che io non ti ho rispettato, non ho rispettato me stessa, non sono stata coerente su niente. Solo nell’ultimo periodo ho riacquistato una parvenza di coerenza, evitando il contatto con chi non ritengo la persona che ritenevo fino a poco tempo fa. Ma non è giusto neanche questo, perchè anche questo non è altro che frutto della proiezione dei miei bisogni e della mia volontà.
Si può essere terribilmente brutali parlando di sentimenti, perchè i sentimenti sono la cosa più intima e più profonda di noi, sono tutto ciò che è soltanto nostro e per quanto possiamo sforzarci di circoscriverli con le parole, nessuno potrà mai veramente dar loro la stessa interpretazione che gli diamo noi.
Il sesso, quello no. Il sesso è di dominio pubblico, è qualcosa che unisce due persone molto più facilmente di quanto non faccia un sentimento, ma è un legame effimero, che non porta da nessuna parte.
Io sono così, e per quanto mi senta un animale in gabbia sotto molti punti di vista, ho imparato a dominare una buona fetta dei miei istinti cercando di lasciare fuori la parte più umana di me, perchè purtroppo è questo che il mondo ti richiede, il mondo ha paura dei sentimenti, il mondo ha più paura della fragilità delle ali di una farfalla appena uscita dal bozzolo che di un fucile puntato contro.
Stasera aiutata dal silenzio e dalla solitudine voglio chiederti scusa, perchè solamente così posso perdonare me stessa; per tutte le volte che ho avuto paura di non essere capita, per tutte le volte in cui ho creduto che dando voce all’anima il mio corpo si potesse indebolire.
Tutto ciò che ho rimproverato a te io lo faccio tutti i giorni e non me lo rimprovero mai. Questo non è essere migliori degli altri, non lo è affatto. Per questo stasera sono qui. E per questo ti chiedo scusa, sperando ancora una volta che tu riesca ad andare oltre il semplice significato delle parole che vedi scritte una dietro l’altra, e che nel loro insieme possono sembrare, a seconda degli occhi di chi le legge, un discorso d’amore, di rancore, di amicizia, di rabbia, di desiderio, ma che non sono niente di tutto questo, sono soltanto parole, una dietro l’altra, messe in fila nella maniera migliore che ho trovato per far si che io continui a sbatterci la testa finchè non imparerò che non c’è assolutamente niente che io debba far capire agli altri.
Io ho sperato che tu avessi più paura del fucile, per questo ho provato a volare, il mio bisogno di crederlo è stato più forte della necessità, seppur sacrosanta, di rispettarti e di rispettarmi. E le mie ali non sono state abbastanza forti da sorreggermi quando ti ho lasciato cadere.
Mi persi
Rotolando tra lenzuola stanche e coperte ancora polverose è tutto incredibilmente più semplice. Forse estremizzato, questo si, ma decisamente più semplice. Parole che risuonano in testa come la goccia di un rubinetto che perde da anni che nessuno ha mai avuto la voglia di aggiustare; in fondo un rubinetto che perde non è niente, finchè non ti si allaga casa. Fa freddo, non so se fa più freddo dentro o fuori. In alcuni momenti mi sento tremendamente fortunata nell’avere tutto quello che ho, in altri preoccupantemente insoddisfatta. Chiedo tanto agli altri ma sicuramente chiedo molto di più a me stessa, e non so riconoscere la presunzione dalla delusione, corrono insieme lungo una linea di confine troppo sottile per poterle distinguere. Mi piacerebbe a volte essere meno orgogliosa, meno presuntuosa, un po’ meno di tutto quello che sono e un po’ di più di tutto quello che non sono, poi ci penso e mi convinco che quello che non ho non mi manca affatto. Mi manca solo nei momenti in cui il sentimento futile ed estemporaneo prende il sopravvento e crea sfrenati bisogni totalmente superflui. Ripenso alle notti allucinate passate sveglia a pensare a quanto fosse impossibile tutto quello che mi stava succedendo, senza rendermi conto che non stava succedendo assolutamente niente, tutti quei mostri che mi terrorizzavano nati, cresciuti e morti nell’arco di poche ore, quando sentivo che nessuno avrebbe potuto capirmi senza rendermi conto che la prima a non capirmi ero io.
Ancora troppi pezzi di vetro, caduti dagli specchi della delusione che appena toccano terra riflettono soltanto illusioni di un’anima stanca, che da domani ritroverà la forza di tornare a credere.
Un Angelo
“Un angelo”
Ero vicina al tuo letto la scorsa notte.
Ero venuta a dare un´occhiata.
Ho visto che stavi piangendo
e non riuscivi a prendere sonno.
Ho uggiolato piano piano quando hai
asciugato una lacrima dal tuo viso,
” Sono io,non ti ho lasciata, e´ tutto a
posto, sto bene, sono qui “.
Ero vicino a te a colazione, e ti ho
guardata versare il caffè,
stavi pensando a quante volte le tue
mani mi avevano accarezzato.
Ero con te nei negozi oggi, le tue braccia
erano doloranti ,
ed io avrei voluto portare i tuoi pacchi,
ma non ho potuto.
Ero con te oggi quando sei andata
alla mia tomba,
te ne prendi cura con molto amore.
Voglio rassicurarti, io non sono là .
Ho camminato con te per la casa mentre
cercavi le tue chiavi,
ti ho toccata con la zampa, ho sorriso e
ti ho detto .”Sono io”.
Sembravi molto stanca e triste seduta
su quella sedia,
ed io ho cercato con tutte le mie forze
di farti sentire che ero lì, vicino a te.
Per me e´ possibile starti cosi vicino,
sempre.
e dirti :”Non me ne sono mai andata “.
Eri seduta tranquilla, poi hai sorriso,
penso che tu sapessi.
che tu sapessi che, nella quiete della sera, io ero
molto vicino a te.
Il giorno e´ finito,
sorrido e ti guardo sbadigliare,e ti dico :
“Buonanotte,
ci vediamo domattina”.
E quando arriverà il momento
in cui tu attraverserai il breve spazio che ci divide,
io ti correrò incontro per darti il benvenuto,
e resteremo fianco a fianco.
Ho molte cose da mostrarti,
e ci sono molte cose da vedere per te.
Sii paziente, arriva fino alla fine del tuo viaggio…
e poi vieni a casa,
vieni da me.
(Autore ignoto)
La compagnia dei porcospini
Una compagnia di porcospini,
in una fredda giornata d’inverno,
si strinsero vicini,
per proteggersi,
col calore reciproco, dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono le spine reciproche;
il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo
l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di scaldarsi
li portò di nuovo a stare insieme,
si ripetè quell’altro malanno;
di modo che venivano sballottati avanti e indietro
tra due mali , finchè non ebbero trovato
una moderata distanza reciproca,
che rappresentava per loro la migliore posizione .
Arthur Schopenhauer (Parerga e Paralipomena, II, 2, Cap.30, 396)
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